Katia Bovani

AI: dall’hype alla pratica sobria

L’iperbole e l’AI hanno una cosa in comune: non sanno cosa sia il senso della miusra, eppure lo detestano.

Per un verso, i luoghi comuni si gonfiano, sprecandosi: “L’AI rivoluzionerà tutto”, “cambierà l’umanità”, “sarà più creativa di noi”.

Per altro verso, si consuma un paradosso: i modelli generativi producono testi a partire dall’abbondanza statistica senza tenere conto del fatto che ogni testo è peculiare ed è destinato a vivere in un contesto specifico.
In modo quasi ingenuo, scriviamo con l’AI senza, prima, avere delimitato:

  • dove farci assistere dall’intelligenza artificiale, vale a dire in quale parte del testo inserire elementi testuali digitali
  • come l’AI deve assisterci in questo compito.

In buona sostanza, la domanda da porsi quando ci accingiamo a scrivere con l’ausilio delll’AI, dovrebbe essere questa: “Come, dove, fino a che punto voglio permettere all’AI di intervenire sul mio testo?“.

La tematica davvero aperta, nell’ambito rapporto tra scrittura e intelligenza artificiale, riguarda la questione che definisco di ‘topografia cognitiva’, vale a dire smettere di pensare all’AI come a qualcosa di astratto e privo di reali efficacia nella comunicazione e iniziare a tracciarne i confini nel concreto del gesto di scrittura.

L’hype come sintomo di povertà analitica

Quando senti dire che l’Ai rivoluzionerà tutto e sostituirà tutti in ogni compito umano, non hai la sensazione che queste affermazioni equivalgano a “non so esattamente cosa cambierà, ma so che devo dire che cambierà tutto”?
In realtà, sono purissimi refrain retorici finalizzati a disorientarci (altro che visione!)

È hype.
E l’hype della demonizzazione del digitale è funzionale a qualcosa di preciso:

  • mobilita capitali,
  • produce attenzione,
  • alimenta paure e fascinazioni.

Ma, dal punto di vista del pensiero, è un vuoto ben confezionato.
Non distingue tra:

  • contesti d’uso
  • pratiche di scrittura
  • responsabilità del testo prodotto

E soprattutto non formula la domanda che conta:

“in che cosa, esattamente, l’AI modifica il mio modo di scrivere e di pensare?”

Finché restiamo sul piano della promessa – “tutto cambierà” – possiamo evitare di rispondere.
La pratica sobria, al contrario, ci obbliga a inventariare gli effetti su scala minima: un testo, una scelta lessicale, un taglio argomentativo.

AI-mito o AI-strumento? Ridefinire il perimetro

L’arrivo della maturità in un autore che si serve dell’AI per scrivere, la si vede in maniera precisa.

Comincia quando l’autore smette di “evocare” l’AI in astratto ( cioè cessa di usarla supinamente) e inizia a trattare ogni suo intervento come un “atto editoriale situato“, vale a dire quando l’autore decide in modo molto concreto e riguardo un testo concreto, in quale punto inserire un detereminato intervento dell’AI la ragione per cui inserirlo, e l’obiettivo che vuole raggiungere con quell’inserimento.

In questo caso, la domanda che l’autore si pone è: “Per questa pagina, per questo capitolo, per questo post: cosa intendo delegare all’AI e cosa voglio resti irriducibilmente alla mia scrittura’?”

Vedi la differenza profonda?
In questa prospettiva, l’AI cessa di essere una promessa escatologica (“trasformerà tutto”) e diventa un co-autore non umano con si operano, a mote, riparti di competenze precise e ben distribuite.contratti di competenza molto precisi.

Quando parlo di “pratica sobria”, intendo proprio questo: usare l’AI non per sostituire l’atto di scrittura e- men che meno- porsi come un modello da seguire, bensì utilizzarla come uno strumento col quale scrivere in maniera situata ( quasi in senso topografico).

In sintesi: sai che non demonizzo affatto la scrittura con l’AI. Tuttaltro.
Ma, la si può usare in maniera consapevole, mirata, finalizzata, pessando dall’entusiasmo o dal catastrofismo indistinti a un atto di volontà, cioè a una decisione concreta.

…verso la concretezza.

Se la teoria resta pura teoria, serve a niente.

Perché sia utile, deve tradursi in strumenti concreti, pratici, da applicare nella quotidianità.
Pertanto, a valle di questa analisi, i momenti pratici sono due.

  • Il primo che ti suggerisco è entrare ( con i tuoi tempi e i tuoi modi, certamente) all’interno di una sorta di mindset di questo tipo:
    L’AI non cambierà tutto. Cambierà ciò che le lascerò cambiare, testo per testo, scelta per scelta.”

Quella che hai appena letto è la postura che ho maturato e formalizzato per me stessa.
Puoi sentirti in consonanza: in questo caso, utilizzatala liberamente.
Potrebbe risuonarti in maniera diversa e, allora, formula una tua declinazione.

In ogni caso è qui che inizia la nostra responsabilità di autori e comunicatori con l’AI.

  • Il secondo: te lo condividerò mercoledì 3 dicembre sotto forma di carousel. Si tratterà di una risorsa tecnica, sì, ma molto pratica.

    Non perderla!



    Vuoi apprendere, migliorare od ottimizzare la tua scrittura con l’AI? Contattami: https://katiabovani.it/contatti/.
    Troveremo insieme, la tua migliore espressione comunicativa con l’uso dell’AI.

Katia Bovani

Mi chiamo Katia Bovani e sono un editor, ghostwriter e writing trainer, aiuto le tue parole a diventare i tuoi testi. Quello per la lettura e la scrittura è un amore nato prima dell’età scolare per emulazione, diventato potente nella gioventù quando si è arricchito degli aspetti etimologico-linguistici e ora, nella maturità, è irrinunciabile.